Claudio Cioetto riconfermato presidente di Confimi Apindustria Verona
In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, un quadro economico in continua evoluzione e nuove fragilità per il sistema produttivo, il mondo delle piccole e medie imprese veronesi lancia un messaggio chiaro: serve più ascolto, più coordinamento e un rinnovato patto tra impresa, istituzioni e territorio per affrontare scenari sempre più complessi.
È quanto emerso dalla 64a Assemblea di Confimi Apindustria Verona, ospitata il 5 maggio al Gardaland Magic Hotel di Peschiera del Garda (Verona), che ha riunito il sistema associativo scaligero per il rinnovo dei vertici e per un confronto ad ampio raggio sulle prospettive economiche globali, con ripercussioni dirette a livello locale.
Nel corso dei lavori è stato eletto il nuovo presidente per il triennio 2026–2029, con la conferma di Claudio Cioetto alla guida di Confimi Apindustria Verona. Contestualmente sono stati nominati anche i componenti del Consiglio: Maria Paola Carlesi, Roberta Dal Colle, Luigi Dal Prete, Alessia Faggioni, Marco Gatti, Luca Ghibellini, Silvia Lovato, Luca Mirandola, Andrea Nardi, Massimo Ongaro, Nadia Ragno, Paola Ruffo e Barbara Setti. Una nomina che arriva in una fase in cui le imprese chiedono stabilità nelle regole, visione strategica e strumenti concreti per restare competitive in un mercato segnato da volatilità energetica, tensioni internazionali e difficoltà nel reperimento di personale.
L’intervento del presidente Cioetto. Il pomeriggio si è aperto con la relazione del presidente uscente Claudio Cioetto, poi rieletto per i prossimi tre anni, che ha richiamato il ruolo centrale del tessuto produttivo veronese come elemento di resilienza economica. Cioetto ha sottolineato come il sistema locale continui a reggere grazie alla capacità delle imprese di adattarsi, ma ha evidenziato anche un progressivo indebolimento delle relazioni tra i principali attori del sistema economico: imprese, politica e istituzioni.
«Il confronto deve tornare ad essere una priorità», è il messaggio emerso, insieme all’urgenza di politiche per l’attrattività del territorio e per la gestione della cronica distanza tra domanda e offerta di lavoro. Centrale anche il tema demografico e abitativo, considerato ormai un fattore direttamente legato alla competitività industriale.
Cioetto ha delineato un quadro internazionale sempre più instabile, definendo quello attuale un contesto «senza equilibrio», in cui le imprese si trovano a operare tra incertezze geopolitiche e trasformazioni economiche profonde. Ha però ribadito la tenuta del sistema veronese, che continua a distinguersi per capacità manifatturiera ed export.
«È necessario ricostruire un sistema di relazioni stabile tra imprese, istituzioni e politica: la frammentazione del dialogo sta infatti diventando un limite allo sviluppo. Ci sono delle priorità da affrontare: attrattività del territorio, politiche abitative e formazione integrata per rispondere alla crescente domanda di competenze». Sul fronte economico, Cioetto ha segnalato luci e ombre: «Da un lato viviamo la crescita degli ordinativi esteri, che conferma la vocazione internazionale del territorio; dall’altro il dato negativo di 164 imprese in meno nel 2025 è il segnale di una fragilità strutturale da non sottovalutare».
Geopolitica. A seguire, l’intervento dell’analista geopolitico Dario Fabbri ha offerto una lettura ampia degli equilibri internazionali, evidenziando come energia e potere siano oggi le leve principali della nuova competizione globale. Un’analisi che ha posto l’accento sull’impatto diretto delle tensioni geopolitiche sulla capacità produttiva.
«Dobbiamo abituarci a prezzi energetici esorbitanti? Non si può escludere che accada: è difficile fare previsioni in una fase in cui nemmeno i conflitti si vincono sul piano della narrazione e quindi è complesso immaginare come e quando si chiuderanno. Il contesto attuale è segnato da dinamiche che sfuggono alla pura razionalità: basti pensare al tema del dominio marittimo e al ruolo strategico dello Stretto di Hormuz. Gli attori in campo avrebbero interesse a trovare un accordo, ma nella realtà intervengono altri fattori, come il controllo delle rotte commerciali e il dominio statunitense sui mari, che complicano ulteriormente ogni trattativa. I contendenti faticano a districarsi in uno scenario in cui si intrecciano interessi energetici, militari e commerciali».
La tavola rotonda successiva, moderata dalla giornalista Valentina Burati, ha rappresentato il momento di confronto più operativo dell’evento, con la partecipazione di rappresentanti del mondo imprenditoriale e professionale: Paolo Agnelli (presidente di Confimi Industria), Claudio Cioetto (presidente di Confimi Apindustria Verona), Nicola Benini (Ifa Consulting Scf dottore commercialista e consulente finanziario indipendente), Gianluigi Iacovino (Head Credit Assessment of Italy Allianz Trade), Stefano Lonardi (consigliere Ordine degli Ingegneri) ed Elena Mazzola (ingegnere docente presso l’Università di Padova). Energia, export, competitività e scenari di investimento le tematiche affrontate dai relatori.