ETS: L’Europa penalizza la manifattura, servono misure che difendano la competitività delle imprese
Le modifiche al sistema europeo ETS (Emission Trading System) presentate dalla Commissione Europea non rappresentano una risposta adeguata alle difficoltà che da anni gravano sul sistema produttivo europeo e italiano. In questo contesto le imprese non chiedono privilegi, ma condizioni eque per competere. È la posizione di Confimi Apindustria Verona, che esprime forte preoccupazione per una strategia comunitaria ritenuta ancora troppo distante dalla realtà delle imprese manifatturiere.
«Il meccanismo ETS continua a incidere in modo significativo sui costi sostenuti dalle imprese energivore e da numerose realtà industriali che rappresentano l’ossatura dell’economia veronese», afferma il presidente di Confimi Apindustria Verona Claudio Cioetto. Secondo l’associazione di categoria, che rappresenta le piccole e medie imprese scaligere, in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione globale, l’inasprimento degli obblighi ambientali europei rischia di tradursi in una perdita di competitività per le imprese che producono in Europa, senza produrre benefici proporzionati sul piano economico e occupazionale.
«Le modifiche annunciate dalla Commissione Europea rappresentano un intervento insufficiente rispetto alle criticità che le imprese stanno affrontando. Gli obiettivi ambientali devono essere accompagnati da misure efficaci di sostegno agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla competitività delle imprese», prosegue. «Da anni assistiamo a un susseguirsi di provvedimenti che aumentano costi, adempimenti e vincoli per il sistema industriale europeo, senza una reale valutazione delle conseguenze sulla competitività delle nostre aziende e sulla tenuta occupazionale dei territori».
Per Confimi Apindustria Verona il rischio concreto è quello di accelerare il fenomeno della delocalizzazione produttiva verso Paesi che non applicano standard ambientali comparabili a quelli europei. Una dinamica che finirebbe per indebolire l’industria continentale senza incidere significativamente sulla riduzione delle emissioni globali. «Le imprese veronesi hanno dimostrato negli anni una straordinaria capacità di investire in sostenibilità, innovazione ed efficientamento energetico», sottolinea Cioetto. «Tuttavia non si può continuare a chiedere alle aziende di sostenere nuovi costi mentre i principali competitor internazionali operano in condizioni completamente diverse. Così si rischia di trasferire produzione, investimenti e posti di lavoro fuori dall’Europa, con effetti negativi per l’economia e per le stesse finalità ambientali che si intendono perseguire».
Confimi Apindustria Verona richiama l’attenzione sul ruolo centrale della manifattura per l’economia locale. La provincia di Verona è infatti uno dei principali poli produttivi del Veneto e del Paese, con migliaia di piccole e medie industrie attive nei settori metalmeccanico, alimentare, chimico, della logistica, del marmo e della trasformazione industriale, comparti che oggi si confrontano con costi energetici ancora elevati, tensioni sui mercati internazionali e una crescente pressione normativa. Conclude Cioetto: «L’Europa deve decidere se vuole continuare a essere un continente che produce oppure limitarsi a consumare ciò che viene realizzato altrove. La sostenibilità non può trasformarsi in un fattore di svantaggio competitivo. Servono politiche che accompagnino le imprese nella transizione, non misure che rischiano di indebolire ulteriormente la capacità produttiva e occupazionale dei nostri territori».
